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(Foto Paolo Gallo)

Festa di San Paolo

La festa di San Paolo a Palazzolo Acreide, come per la maggior parte di quelle religiose che si celebrano in Sicilia, appartiene alle grandi feste stagionali legate al ciclo della natura.
San Paolo, per volere del popolo palazzolese, venne eletto “Patronus Principalis” il 21(?) settembre del 1689 al posto della Patrona la Madonna Odigitria venerata nella Chiesa di San Sebastiano. L’elezione venne confermata dalla Sacra Congregazione dei Riti il 15 luglio del 1690. Questa sostituzione scatenò una accesa rivalità tra “sampaulisi e sammastianisi”, rivalità che sussiste ancora oggi.
San Paolo viene festeggiato due volte l’anno: il 25 gennaio, giorno della conversione, e il 29 giugno, giorno del martirio. La tradizione vuole che i nati nella notte tra il 24 e il 25 gennaio, siano “ciarauli” uomini in grado di “ciarmare” (guarire) dai morsi di serpenti e rettili d’ogni genere. Anticamente nella festa di Palazzolo, i “ciarauli” avevano un posto d’onore. “Vedeteli in mutande – ricorda il Pitrè - con una grossa “cuddura” a forma di serpente sul capo, preceduti dal tamburino e aventi chi in mano una biscia, chi alle spalle o attorcigliato al collo un colubro dei più lunghi, dei più grossi che siano mai visti”.
I festeggiamenti “estivi” durano quattro giorni, dal 26 al 29 giugno, e si svolgono secondo un rituale che, salvo per alcuni particolari scomparsi come quello della “lingua a strasciniuni”, si tramanda immutato da secoli.
Si comincia giorno 26 con l’accensione dell’illuminazione dell’artistica facciata della Basilica patronale e delle luminarie che addobbano in maniera sfarzosa piazza Umberto I e via Vincenzo Messina. Si prosegue il 27 con la “serata alla villa”, una serata di musica leggera all’interno della villa comunale. Il giorno seguente, all’imbrunire, le bande musicali, precedute da un corteo storico, dai devoti sampaulisi, dagli stendardi e dalle bandiere, compiono il giro di gala per le strade del paese. Al rientro si celebra uno dei momenti più attesi dall’intera cittadinanza: “a sciuta ra cammira”. La statua, modellata dal ragusano Vincenzo Lorefice nel 1507, rimasta nascosta per circa sei mesi, viene accolta sull’altare maggiore dalle grida di giubilo dei devoti per essere venerata in tutto il suo splendore e la sua maestosità.
Il culmine dei festeggiamenti si raggiunge nella giornata del 29 giugno. Alle 9 del mattino si muove “u carruozzu ro pani” per la raccolta delle “cuddure”, pani votivi raffiguranti uno o più serpenti. La tradizione delle “cuddure” denota il profondo legame della festa di San Paolo con i riti del mondo contadino nel periodo della mietitura. “Le cuddure – ricorda ancora il Pitrè – si mettono all’incanto, raggiungendo prezzi talvolta favolosi. Chi ne acquista uno sa che cosa misteriosamente soprannaturale sia esso, e ne fa parte a quanti gli son cari in famiglia e fuori, i quali lo mangiano o lo serbano per devozioni”.
Uno dei momenti più spettacolare di tutta la festa è sicuramente rappresentato dalla “Sciuta”. Alle ore 13 in punto, la “vara” del Glorioso Apostolo, preceduta da quella delle reliquie e ancor prima da una selva di stendardi, viene accolta dal fragore dei fuochi artificiali, dal suono delle bande musicali e da una suggestiva pioggia di “nzareddi”, strisce di carta colorata raffiguranti i serpenti. La vara, portata a spalla nuda da una foltissima schiera di devoti, si muove lentamente seguita da una lunga teoria di donne scalze. Durante la processione, molte famiglie adempiono al voto della denudazione dei bambini che vengono alzati sulla vara e consacrati al Santo per grazia ricevuta.
Verso sera, San Paolo si mostra nuovamente ai suoi fedeli e viene portato in processione per le principali vie cittadine. L’arrivo del simulacro in piazza Umberto viene salutato da un grandioso spettacolo pirotecnico.
I festeggiamenti continuano con un solenne ottavario fino al 6 luglio, giorno in cui la cinquecentesca statua del Santo Patrono viene velata fino alla successiva festa di gennaio.


(foto Paolo Gallo)

info: www.sanpaolopalazzolo.org

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